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Coronavirus, l’esposto in procura di vigilantes e portieri dei supermercati: “Mascherine inadeguate”

Il segretario del sindacato: molte guardie hanno in dotazione protezioni non filtranti di tessuto, e sono prive di guanti e visiere

TORINO. Un esposto in procura per denunciare “la mancata consegna dei dispositivi di protezione individuali” alle guardie giurate, “l’assente sanificazione dei luoghi di lavoro” e la richiesta “urgente” di “verificare i protocolli adottati” nei luoghi in cui i vigilantes prestano servizio. Lo ha mandato nei giorni scorsi Confintesa, dopo aver raccolto le lamentele di vari vigilantes, che sostengono di lavorare senza le protezioni adeguate. “Molte guardie - spiega Gianluca Mennuti, segretario del sindacato e
firmatario dell’esposto – raccontano di avere in dotazione mascherine non sempre
filtranti anti Covid, ma di tessuto, e di non avere guanti, visiere e tute. Come invece hanno gli operatori in aeroporto. Strumenti che si rendono necessari quando si misura la febbre agli utenti, e ai nostri operatori spesso viene chiesto questo compito”.
Le polemiche
E proprio riguardo alla richiesta fatta a molti portieri di rilevare la temperatura ai clienti, nei giorni scorsi ci sono state polemiche. Due operatori all’ingresso dell’ipermercato Esselunga (dipendenti della Sicuritalia) si sono rifiutati di svolgere il compito perché avrebbero avuto “protezioni inadeguate”. Sono stati trasferiti ad altri incarichi. “Ritengono che si tratti di una mansione da sanitario, per la quale non sarebbero qualificati, e credono che il rischio di infettarsi sia molto alto”, precisa Mennuti. “Non ci sono state date le mascherine filtranti anti-Covid e neppure i guanti, ma soltanto delle mascherine chirurgiche semplici”, affermano i portieri che ora continuano a lavorare ma vigilando in altri luoghi. Uno dei due è stato trasferito a Rivarolo Canavese, in un centro commerciale in cui non gli viene richiesto di verificare se i clienti abbiano la febbre. “Per una persona che guadagna 930 euro lordi al mese però, spendere la benzina per fare 80 chilometri al giorno è un salasso”, dichiara Mennuti, che aggiunge: “La tutela dei lavoratori deve essere la priorità, invece ogni giorno assistiamo a uno scenario con organi di controllo assenti, e persone costrette a lavorare senza le protezioni adeguate”.