Confintesa Sicurezza Privata: il ruolo gerarchico non può mai trasformarsi in uno strumento di pressione, umiliazione o abuso nei confronti dei lavoratori
Una recente pronuncia del Tribunale di Brescia – Sezione Lavoro, sentenza n. 618 del 20 aprile 2026, offre lo spunto per affrontare un tema delicato ma estremamente importante anche nel settore della vigilanza privata: il rispetto della dignità dei lavoratori nei rapporti con superiori, capiservizio e capoturno.
La vicenda esaminata dal Tribunale riguardava una Guardia Particolare Giurata con funzioni di capoturno, alla quale l’azienda aveva applicato una sanzione disciplinare di sei giorni di sospensione dal servizio e dalla retribuzione.
Alla base della contestazione vi erano comportamenti nei confronti di colleghe e altri dipendenti ritenuti gravemente inappropriati: molestie a sfondo sessuale, atteggiamenti aggressivi e intimidatori e condotte incompatibili con il ruolo di responsabilità ricoperto.
Il lavoratore aveva impugnato la sanzione.
Il Tribunale di Brescia l’ha invece ritenuta legittima.
CHI HA RESPONSABILITÀ SUGLI ALTRI DEVE ESSERE IL PRIMO A RISPETTARLI
La vicenda assume particolare importanza perché non riguarda soltanto il rapporto tra colleghi.
Quando determinati comportamenti provengono da chi ricopre funzioni di coordinamento o una posizione gerarchicamente superiore, la situazione diventa ancora più delicata.
Un capoturno o un responsabile può avere un’influenza concreta sull’organizzazione quotidiana del lavoro, sulla distribuzione delle attività e, più in generale, sulla vita lavorativa delle persone che coordina.
Proprio per questo il ruolo gerarchico non può mai diventare uno strumento di pressione, intimidazione o umiliazione.
Essere responsabili di altri lavoratori significa avere maggiori responsabilità, non maggiori libertà nel modo di trattarli.
QUANDO I LAVORATORI HANNO PAURA DI PARLARE
Un elemento particolarmente interessante della vicenda è che alcune problematiche sarebbero emerse anche attraverso un’analisi del clima aziendale.
È un aspetto che non deve essere sottovalutato.
In molte realtà lavorative possono verificarsi situazioni nelle quali il singolo dipendente evita di denunciare determinati comportamenti per timore di ripercussioni, isolamento, peggioramento dei rapporti con i superiori o conseguenze sull’organizzazione del proprio lavoro.
Per questo è fondamentale creare strumenti che consentano ai lavoratori di segnalare situazioni problematiche senza sentirsi esposti.
CONFINTESA: NESSUNO DEVE SENTIRSI COSTRETTO A SUBIRE
Confintesa Sicurezza Privata ritiene necessario ribadire un principio semplice:
il posto di lavoro deve essere un luogo nel quale la dignità della persona viene rispettata. Sempre.
Molestie, comportamenti intimidatori, pressioni personali, atteggiamenti umilianti o utilizzo improprio della propria posizione gerarchica non possono essere considerati una normale conseguenza delle tensioni lavorative.
Questo vale in ogni settore, ma assume un significato particolare nella vigilanza privata, dove il personale opera spesso in condizioni di forte responsabilità, stress, turnazioni complesse e, nel caso delle GPG, anche con il porto di un’arma.
IL SINDACATO DEVE ESSERE ANCHE UN PUNTO DI ASCOLTO
La tutela sindacale non significa soltanto occuparsi di stipendi, turni, straordinari e applicazione del contratto collettivo.
Significa anche intervenire quando viene compromessa la dignità del lavoratore e la serenità dell’ambiente di lavoro.
Chi ritiene di essere vittima di comportamenti intimidatori, molestie o pressioni da parte di colleghi o superiori non dovrebbe rimanere solo.
È importante conservare eventuali messaggi, comunicazioni e ogni altro elemento utile e rivolgersi tempestivamente a chi può valutare la situazione.
Confintesa Sicurezza Privata è disponibile ad ascoltare i lavoratori, verificare le singole situazioni e valutare gli strumenti di tutela più appropriati.
Perché l’autorità sul luogo di lavoro non significa potere sulla persona.
Il rispetto viene prima di qualsiasi grado, qualifica o funzione.

